Psicologisti - Sonno creativo

Mi è venuta un’idea dormendo

Quando è difficile riprendere il ritmo della giornata lavorativa al rientro dalle ferie! In vacanza si cambiano ritmi e orari, si cambiano case, cucine e fusi orari, si avviano attività sportive o si modifica il rigoroso allenamento mantenuto per tutto l’anno, ma inevitabilmente… si dome diversamente e non c’è dubbio che questi cambiamenti abbiano delle ripercussioni.

Numerosi studi scientifici hanno ad esempio dimostrato che una carenza di sonno ha effetti negativi sulla qualità e la quantità dei compiti che vengono svolti quotidianamente.
Kimberly Fenn, professore associato di Psicologia e direttore del Laboratorio del sonno e dell’apprendimento, insieme ai colleghi Erik Altmann e Michelle Stepan della Michigan State University, ha coinvolto un campione di oltre 200 soggetti in uno studio di deprivazione del sonno1 che ha dimostrato come questa condizione si associ ad un aumento del tasso di errore in compiti procedurali in cui viene richiesto il mantenimento in memoria di informazioni rilevanti per il compito.
Lo stesso vale anche per le performance oggetto di studio, come dimostrato da numerose ricerche che hanno studiato la relazione tra la diminuzione di ore di sonno e i risultati scolastici2, mettendo tra le altre cose in luce come negli adolescenti la mancanza di riposo si correli a specifici effetti in termini di abilità neuropsicologiche, come l’autoregolazione e l’autocontrollo della prestazione e del comportamento.

Se facciamo riferimento all’esperienza personale di ognuno, i risultati di questi studi non sorprendono. È capitato a tutti di accorgersi di essere meno efficienti, meno pronti e attenti dopo una notte insonne o qualche giorno di sonno particolarmente disturbato. In questo contesto però la teoria della Prof.ssa Penny Lewis che legga sonno e creatività, ci offre una prospettiva diversa.

Neuroscienziata della Scuola di Psicologia dell’Università di Cardiff (Scozia), Penny Lewis ha illustrato sulla rivista Trends in Cognitive Sciences3 una teoria che considera le differenze qualitative tra sonno REM e non-REM ed assegna a queste due fasi “specifiche funzioni” in termini di recupero e manipolazione delle informazioni.
Quando ci addormentiamo entriamo nella fase di sonno detta non-REM, che si caratterizza per un sonno più leggero, che si estende per gran parte della notte, e una fase di torpore profondo, definito sonno a onde lente, in cui facciamo più fatica a svegliarci. Secondo numerose ricerche, nel periodo di sonno non-REM i ricordi mantenuti dall’ippocampo vengono riproposti e immagazzinati nella corteccia. Poiché in questa fase corteccia e ippocampo sono fortemente attivati e in stretta comunicazione, la Lewis ipotizza che l’ippocampo possa in qualche modo controllare i ricordi che vengono riproposti, esercitando una preferenza per i contenuti simili o tematicamente legati, che vengono impiegati per costruire schemi e organizzare reti.
Nella fase REM del sonno, tradizionalmente accompagnata da sogni, invece, le attività di ippocampo e corteccia non sembrano sincronizzate: entrambi possono formare nuove connessioni neurali, rafforzare o indebolire quelle presenti. La corteccia può riprodurre ricordi immagazzinati in qualsiasi combinazione, indipendentemente dal fatto che siano simili o correlati. Attivandosi in modo casuale può inoltre sollecitare l’attivazione di schemi diversi, accedendo alle informazioni più disparate che si riferiscono ai contesti e momenti più diversi.
Sulla base di questi dati la Lewis propone che durante il sonno non-REM il cervello si impegni a organizzare le informazioni in categorie utili e di facile recupero, mentre nel sonno REM sia possibile andare oltre queste categorie e scoprire connessioni inaspettate, creative e originali.
La teoria della Lewis va dunque al di là del riconoscimento dell’importanza del sonno come strumento di capitalizzazione e consolidamento degli apprendimenti avvenuti nel corso della giornata, ma apre alla possibilità che dalla qualità del sonno possano dipendere le nuove idee, le intuizioni, il pensiero divergente che tanta importanza possono avere nel nostro quotidiano.

Anche se è stato scientificamente dimostrato che le vacanze fanno bene al corpo e alla mente4, producendo effetti positivi sul sistema immunitario e altri marker biologici legati all’invecchiamento, non dimentichiamoci dunque che al rientro al lavoro pagheremo il prezzo di questa meritata pausa rigenerante. Curiamo quindi la qualità del nostro sonno e mettiamoci nelle condizioni di recuperare il ritmo della giornata lavorativa, e di poter essere più creativi.

1 Stepan, M.E., Fenn, K.M., & Altmann, E.M. (2018). Effects of sleep deprivation on procedural errors. Journal of experimental psychology. General.
2 Nije Bijvank, M., Tonnaer, G.H., & Jolles, J. (2017). Self-perceived problems in sleeping and in self-control are related to first year study success in higher education. Frontiers in Education.
3 Lewis, P.A., Knoblich, G., & Poe, G. (2018). How memory replay in sleep boosts creative problem-solving. Trends in Cognitive Sciences, 22(6), 491-503.
4 Epel, E.S., Puterman, E., Lin, J., Blackburn, E.H., Lum, P.Y., Beckmann, N.D., Zhu, J., Lee, E., Gilbert, A., Rissman, R.A., Tanzi, R.E., & Schadt, E.E. (2016). Meditation and vacation effects have an impact on disease-associated molecular phenotypes. Translational Psychiatry, 6, e880.

Sara Zaccaria

Sara Zaccaria

Psicologa e psicoterapeuta, ha coniugato la passione per i libri e quella per la psicologia occupandosi dello sviluppo editoriale per Hogrefe Editore e svolgendo attività libero professionale con bambini e adulti.

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