Psicologisti - Stereotipi di genere crescono

Stereotipi di genere crescono

Lo sport è una cosa da maschi, che prediligono le attività all’aria aperta e sono più portati per le discipline scientifiche; le femmine, per contro, sono più adatte a prendersi cura degli altri, della casa e della famiglia e preferiscono attività meno fisiche e più riflessive.
Stereotipi, certo! Stereotipi di genere.
Ma che effetto fa sapere che questi sembrano essere condivisi dalla metà dei bambini italiani in età scolare? Proprio quella generazione di bambini digitali, che usano i social, che girano il mondo, venendo in contatto con culture diverse e possono accedere con estrema facilità a moltissime informazioni. Proprio loro sembrano condividere l’idea che esistano lavori “da uomo” e lavori “da donna”.

Il progetto nazionale Oggi per Domani, promosso dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato da Comunicazione 2000, ha coinvolto un campione di 300 classi di oltre 70 scuole d’infanzia e primarie del comune di Roma (per un totale di più di 8000 alunni). Dai dati preliminari raccolti, emerge che gli insegnanti riferiscono la presenza di stereotipi legati al genere nel 53% dei bambini delle loro classi. Fortunatamente, però, solo 2 bambini su 100 ritengono che la donna rappresenta “il sesso debole” sia da un punto di vista fisico, sia di ruolo sociale.
Anche se il 100% degli insegnanti intervistati dichiara di parlare e spiegare costantemente ai bambini concetti quali il rispetto dell’altro e le pari opportunità, solo il 36% degli istituti scolastici ha a disposizione uno psicologo, che potrebbe supportare la scuola nell’affrontare determinate tematiche, e i dati provano che l’approccio attuale non si dimostra efficace.

Da psicologa, da adulta e da mamma mi viene da chiedermi come è possibile che certi stereotipi siano così radicati anche nei più piccoli, negli ipotetici compagni di classe di mia figlia. Che cosa fa percepire una relazione tra genere e competenze o preferenze individuali?

La Dott.ssa Giovanna Di Castro ricercatrice presso l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), ha condotto uno studio1 in cui ha preso in esame la relazione tra competenze scolastiche di base e differenze di genere, mettendo in evidenza che genitori e insegnanti sono in grado di influenzare molto le percezioni dei ragazzi sulle proprie competenze, anche nel caso in cui le valutazioni oggettive disconfermino queste posizioni.
Facendo riferimento ai dati emersi dalle indagini OCSE-PISA (2000-2015) e PIAAC (2012), i differenti livelli di ansia e fiducia registrati tra i ragazzi e le ragazze sembrano essere il risultato di un complesso insieme di fattori culturali e di sistemi di identificazione valoriali. È stato infatti osservato che i genitori dei quindicenni sono due volte più propensi a dichiarare che i figli maschi saranno destinati a una carriera scientifica (nel campo scientifico, tecnologico, dell’ingegneria o della matematica) rispetto alle figlie, anche quando questi riportano prestazioni simili in matematica e scienze. Sembra inoltre che le ragazze hanno in genere aspettative più ambiziose per la propria carriera, ma di fatto meno del 5% di loro prevede di investire in un percorso formativo nel campo ingegneristico e dell’informatica.
I dati relativi alle competenze evidenziano una migliore prestazione dei maschi in compiti di carattere scientifico e numerico, e delle femmine nelle prove alfabetiche. Tuttavia, un ruolo importante è giocato da variabili di tipo non cognitivo, come ansia o autoefficacia, tanto che quando si confrontano le prestazioni in compiti scientifici di gruppi con gli stessi livelli di fiducia, il divario di genere scompare.

Emerge dunque il ruolo attivo del contesto, nella forma della scuola e della famiglia, nel generare e sostenere gli stereotipi di genere.
Sebbene l’Italia sia considerata un paese europeo moderno, il Global Gender Gap Index restituisce l’immagine di una nazione in cui la disparità di genere è tra le più accentuate d’Europa. Il CENSIS (2016) ha portata l’attenzione sul fatto che la televisione italiana diffonde un modello sessista della società e un’immagine oggettivata della donna. Questo dovrebbe farci riflettere su quanto gli stereotipi di genere e l’atteggiamento sessista sono radicati nella nostra cultura, e vengono costantemente mantenuti e consolidati anche in modo implicito e indiretto.

Il cambiamento passa da tutti, va dalle attività quotidiane alle scelte importanti, dalle parole che usiamo, dalle foto che scegliamo, dalle spiegazioni che diamo ai bambini, dai film che scegliamo di vedere, dai libri che decidiamo di leggere e regalare… Pensiamoci.

1Di Castro, G. (2017). Competenze e differenze di genere Dalle evidenze empiriche ad una nuova chiave di lettura. SINAPPSI – Connessioni tra ricerca e politiche pubbliche, VII (2-3), 27-46.

Sara Zaccaria

Sara Zaccaria

Psicologa e psicoterapeuta, ha coniugato la passione per i libri e quella per la psicologia occupandosi dello sviluppo editoriale per Hogrefe Editore e svolgendo attività libero professionale con bambini e adulti.

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